“Caputo, arte e libertà. L’essenza del gesto creativo”. Testimonianze e documenti

… in attesa, vivendo un miscuglio di emozioni…

La mostra “Caputo, arte e libertà. L’essenza del gesto creativo” ha ottenuto un notevole apprezzamento da parte dei numerosi visitatori, spalmati nelle nove serate (oltre una cinquantina, in media, per serata). Ringrazio i visitatori, il Sindaco, il Vice Sindaco, l’Assessore alla Cultura del Comune di Cervia, che hanno dedicato un po’ del loro tempo a visitarla. Ringrazio Paolo Trioschi dello staff Mostre temporanee ed Eventi del MAR di Ravenna per la presenza, molto gradita.  Un grande grazie all’Associazione Culturale Menocchio per la concessione della splendida Sala Rubicone, a tutte le associazioni e gruppi che hanno partecipato, a Francesco Benazzi del Gruppo Fotografico Cervese per le foto e a tutti coloro che mi hanno aiutato in vari modi. Grazie a Stefano e Monia della Lapis Tipografia Creativa per lo splendido libro dediche e le apprezzatissime cartoline.

La “pittura d’emozione” di Caputo è stata esaltata dalla competenza del professionista della comunicazione Adamo Antonellini,  titolare di DADO comunicazione Ravenna che, con grande abilità, ha completato e perfezionato la videoproiezione: di grande impatto le foto di momenti di vita dell’artista e di opere, alcune presenti in sala, altre no, accompagnate da sottofondo musicale adeguato.  Sia nella videoproiezione, sia in sala, si potevano ammirare opere realizzate in tempi diversi: dalle rappresentazioni della madre e della sorella (presenti in sala) degli anni 1962 e 1965, ai dipinti più recenti, fino all’ultima opera realizzata nel gennaio/febbraio 2020, a novantanove anni suonati, dal titolo “Un celeste richiamo”. Adamo ha anche realizzato i bellissimi e apprezzatissimi pannelli esplicativi della vita e dell’opera di Caputo, a pieno titolo parti integranti dell’esposizione. Anche i pannelli, oltre a contenere i testi, rappresentavano foto di momenti di vita dell’artista e di opere realizzate su diversi supporti. Tutta la produzione, in visione o in foto, ha come tematica ritratti, fiori e paesaggi. Non dipinti, ma “pastrocchiati”. Come scrive Eugenio Fusignani nel suo “Ricordo di Caputo”, inserito nel catalogo del 2021, “(…) E la malinconia dei tratti e delle tinte avvolge chi le guarda, facendo sentire tutta la forza di quest’uomo piccolo e apparentemente fragile, ma potentissimo nel trasmettere i suoi sentimenti positivi e modesto e umile, come si evinceva anche da quel suo ripetere spesso Io non dipingo, a pastroč cun al dida (…)”.     In occasione della mostra, è stato realizzato un nuovo catalogo, curato da Giovanna Pirini, pronipote di Caputo, e da Adamo Antonellini, che è anche il curatore del sito web e autore di un bellissimo contributo in cui evidenzia come la poetica diretta di Caputo sia una verità narrata a tinte forti. Ad Adamo un ringraziamento davvero molto particolare. 

Un grandissimo grazie al prof. Ennio Rossi per la consulenza artistica, le bellissime letture critiche e l’allestimento della mostra. Ennio è anche l’autore degli stampati che introducono le singole sezioni della mostra, contenuti all’interno del nuovo catalogo, sfogliabile online su questo sito.

Grazie, davvero, a tutti! 

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L’arte e il mercato: nutrimento o simulacro?

di Ennio Rossi

In ogni epoca, l’arte ha cercato di rispondere a un bisogno profondo dell’essere umano: dare forma all’invisibile, esprimere l’indicibile, mettere in comune emozioni, visioni e interrogativi. Era, ed è tuttora, un linguaggio universale capace di parlare all’anima, non soltanto all’intelletto. Ma quando il valore simbolico dell’opera viene oscurato da quello finanziario, l’arte rischia di perdere la sua funzione originaria per diventare un semplice oggetto di transazione.

Il mercato dell’arte contemporanea ci offre un paradosso evidente: opere nate per interrogare, provocare, elevare, vengono oggi chiuse in caveau, vendute come azioni, collezionate non per affinità ma per rendita. In questo scenario, l’opera non è più un ponte tra le coscienze, ma un asset. Non più un nutrimento, ma una merce. È come se la linfa vitale dell’arte venisse estratta e imbottigliata per la sola élite capace di permettersela, lasciando alla collettività solo copie, immagini o souvenir.

Non è in discussione il diritto dell’artista a vivere del proprio lavoro, né la legittimità di attribuire un valore economico a un’opera. Il problema nasce quando il valore simbolico viene sostituito, anziché accompagnato, da quello di mercato. Quando il prezzo diventa l’unica metrica per determinare l’importanza di un’opera, si crea una frattura: tra arte e società, tra artista e pubblico, tra creazione e fruizione.

L’arte, per restare viva, deve poter circolare: non solo nei musei o nelle gallerie, ma nelle scuole, nelle strade, nei luoghi dove si formano le coscienze. Deve tornare ad essere esperienza condivisa, gesto collettivo, parola che risuona dentro e fuori dal mercato. Perché un’opera chiusa in una cassaforte è come un libro mai letto, una musica mai ascoltata: esiste, ma non agisce.

Recuperare il valore culturale e sociale dell’arte non significa demonizzare il mercato, ma riconoscerne i limiti. L’arte può anche valere milioni, ma il suo vero valore si misura in ciò che trasmette, in quanto riesce a smuovere, trasformare, unire.

In un mondo sempre più affamato di senso, l’arte può essere ancora pane. Ma solo se la lasciamo nutrire, se la riportiamo nei luoghi della relazione, della riflessione e della libertà. Recentemente, una mostra dal titolo “Arte e libertà: l’essenza del gesto creativo” ha riportato l’attenzione proprio su questo nodo fondamentale: l’arte come spazio libero, come gesto che non obbedisce alla logica del profitto, ma a quella più profonda dell’espressione e del legame umano.

Forse è proprio lì che risiede ancora oggi la sua forza: nella possibilità di restare un gesto necessario, autentico, non omologabile. Perché ciò che rende l’arte viva non è la sua quotazione, ma la sua capacità di liberarci. E di ricordarci che il nostro valore non si misura da ciò che possediamo, ma da ciò che sappiamo generare: significato, relazioni, pensiero, libertà. Dalla ricchezza interiore che coltiviamo e condividiamo.

 

MANIFESTO-LOCANDINA, LIBRO DEDICHE E CARTOLINE:

VERITA’ A TINTE FORTI
di Giovanna Pirini
Testo pubblicato nel Bollettino dell’Associazione Culturale Castiglione “Umberto Foschi” nr. 193 –
Anno XXVII ottobre – novembre – dicembre 2025

“(…) L’arte, per restare viva, deve poter circolare: non solo nei musei o nelle gallerie,
ma nelle scuole, nelle strade, nei luoghi dove si formano le coscienze. Deve tornare
ad essere esperienza condivisa, gesto collettivo, parola che risuona dentro e fuori
dal mercato. Perché un’opera chiusa in una cassaforte è come un libro mai letto,
una musica mai ascoltata: esiste, ma non agisce.
Recuperare il valore culturale e sociale dell’arte non significa demonizzare il
mercato, ma riconoscerne i limiti. L’arte può anche valere milioni, ma il suo vero
valore si misura in ciò che trasmette, in quanto riesce a smuovere, trasformare,
unire.
In un mondo sempre più affamato di senso, l’arte può essere ancora pane. Ma solo
se la lasciamo nutrire, se la riportiamo nei luoghi della relazione, della riflessione e
della libertà. Recentemente, una mostra dal titolo Arte e libertà: l’essenza del gesto
creativo ha riportato l’attenzione proprio su questo nodo fondamentale: l’arte come
spazio libero, come gesto che non obbedisce alla logica del profitto, ma a quella più
profonda dell’espressione e del legame umano.
Forse è proprio lì che risiede ancora oggi la sua forza: nella possibilità di restare un
gesto necessario, autentico, non omologabile. Perché ciò che rende l’arte viva non è
la sua quotazione, ma la sua capacità di liberarci. E di ricordarci che il nostro valore
non si misura da ciò che possediamo, ma da ciò che sappiamo generare: significato,
relazioni, pensiero, libertà. Dalla ricchezza interiore che coltiviamo e condividiamo.”
Così si esprime il prof. Ennio Rossi, che ha curato la consulenza artistica, le splendide
letture critiche e l’allestimento della mostra “Caputo, arte e libertà. L’essenza del
gesto creativo” presso la Sala Rubicone – Magazzini del Sale Torre di Cervia. Dal 2 al
10 agosto 2025, infatti, con notevole apprezzamento dei numerosi visitatori, è stata
allestita un’esposizione di quarantacinque opere (delle quali una ventina mai
esposte prima d’ora) del pittore castiglionese Caputo (Augusto Ponti, all’anagrafe),
già socio onorario dell’Associazione Culturale Castiglionese “Umberto Foschi”, che
ha compartecipato all’iniziativa. In sala si distinguevano le tre sezioni raccontate
dall’artista: i ritratti, i fiori e i paesaggi, ciascuna delle quali era introdotta da una
lettura critica del prof. Ennio Rossi. “(…) Per Caputo, il ritratto è un viaggio interiore.

La sua composizione, essenziale e solitamente frontale, non si limita alla somiglianza
fisica: scava nell’anima, rivelando dubbi e identità (…) I suoi dipinti non si limitano a
rappresentare, ma raccontano, evocano, svelano frammenti di un’anima in perenne
dialogo con il mondo e con se stessa.” “(…) Caputo non si limita a dipingere fiori, ma
ne restituisce il respiro vitale, la tensione esistenziale (…) Per Caputo, la bellezza non
è mai mero ornamento, ma necessità espressiva. (…) Nei suoi rossi arde la passione,
nei blu si sedimenta la memoria, nei bianchi vibra la luce: una luce che non si limita a
illuminare, ma svela e trasfigura.” “Caputo non si limita a dipingere la natura: la
vive. Nei suoi quadri il paesaggio non è una semplice veduta, ma un’emozione che
prende forma attraverso il colore e la luce. Non cerca la riproduzione fedele della
realtà, ma la verità interiore delle cose (…) Nei suoi dipinti si avverte il peso della
memoria, dell’esperienza vissuta. La guerra, la sofferenza, le emozioni affiorano nei
tratti, nelle scelte cromatiche, nella tensione della composizione (…) Osservare un
suo quadro significa fermarsi, guardare con attenzione. Non basta vedere: bisogna
sentire. (…)”
La “pittura d’emozione” di Caputo è stata esaltata dalla competenza del
professionista della comunicazione Adamo Antonellini, che ha completato e
perfezionato la videoproiezione: di grande impatto le foto di momenti di vita
dell’artista e di opere, alcune presenti in sala, altre no, accompagnate da sottofondo
musicale adeguato. Sia nella videoproiezione, sia in sala, si potevano ammirare
opere realizzate in tempi diversi: dalle rappresentazioni della madre e della sorella
(presenti in sala) degli anni 1962 e 1965, ai dipinti più recenti, fino all’ultima opera
realizzata nel gennaio/febbraio 2020, a novantanove anni suonati, dal titolo “Un
celeste richiamo”. Adamo ha anche realizzato i bellissimi e apprezzatissimi pannelli
esplicativi della vita e dell’opera di Caputo, a pieno titolo parti integranti
dell’esposizione. Anche i pannelli, oltre a contenere i testi, rappresentavano foto di
momenti di vita dell’artista e di opere realizzate su diversi supporti. Tutta la
produzione, in visione o in foto, ha come tematica ritratti, fiori e paesaggi. Non
dipinti, ma “pastrocchiati”. Come scrive Eugenio Fusignani nel suo “Ricordo di
Caputo”, inserito nel catalogo del 2021, “(…) E la malinconia dei tratti e delle tinte
avvolge chi le guarda, facendo sentire tutta la forza di quest’uomo piccolo e
apparentemente fragile, ma potentissimo nel trasmettere i suoi sentimenti positivi e
modesto e umile, come si evinceva anche da quel suo ripetere spesso Io non
dipingo, a pastroč cun al dida (…)”. In occasione della mostra, è stato realizzato
un nuovo catalogo, curato da Giovanna Pirini, pronipote di Caputo, e da Adamo
Antonellini, che è anche il curatore del sito web e autore di un bellissimo contributo
in cui evidenzia come la poetica diretta di Caputo sia una verità narrata a tinte forti.

RASSEGNA STAMPA:

ON-LINE IL VIDEO DI PRESENTAZIONE A CURA DI MATTEO SBRIGHI:

https://www.facebook.com/share/v/1HqAKZpmSw/

Online il catalogo della mostra “Caputo arte e libertà”

Realizzato in occasione della mostra allestita presso la Sala Rubicone, Magazzini del Sale-Torre, dal 2 al 10 agosto 2025, è consultabile anche online il catalogo completo, che presenta le opere esposte (figure, paesaggi e nature morte), unitamente ad importanti contributi critici e ricordi.

Fai clic sull’immagine per sfogliare il catalogo online

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