Biografia

CAPUTO: IL NOME

Caputo nel 1950

Augusto Ponti è nato a Cervia (RA) il 18 ottobre 1920 e ha vissuto a Castiglione di Cervia (RA) fino al febbraio del 2016, poi a Cervia – Milano Marittima (RA) fino al 23 settembre 2020, giorno della morte. Era solito dire: “Non arriverò ai cent’anni, sono troppi, non li voglio!”; infatti, è scomparso a soli venticinque giorni dal compimento del centesimo anno d’età!


I genitori, prima della sua nascita, adottarono una bimba orfana, che indossava spesso un cappottino; si chiamava Augusta e tutti la chiamavano “la caputina”. La bimba morì a seguito della “spagnola”; quando nacque quel bambino, ultimo di cinque figli, i genitori vollero chiamarlo Augusto, ma egli si fece sempre chiamare da tutti “Caputo”, in ricordo della “caputina”, firmando così anche i suoi quadri.
Fin da ragazzo ha manifestato il suo interesse per l’arte che, dapprima, si è concretizzato nella passione per il teatro: da giovanissimo ha partecipato a diverse rappresentazioni teatrali, esibendosi, anche con discreto successo, soprattutto come protagonista di commedie dialettali. Ma la sua passione più grande, coltivata per tutta la vita, è stata la pittura, che lo ha portato a sperimentare tecniche e materiali diversi.

CAPUTO ARTISTA: GLI INIZI

Gualtiera Cicognani, amica di Caputo, con evidente commozione, ricorda momenti importanti della sua infanzia, che si intrecciano col percorso artistico di Caputo: “Intorno all’anno 1950, poco più, poco meno, in occasione del Natale, nostra sorella Franca ci aveva regalato una bellissima serie di teste di burattini di legno: il Re e la Regina, Fagiolino, Colombina, Rosaura, Sandrone, il dottor Balanzone, Belzebù e altri. Dopo che la mamma ebbe terminato di confezionare gli abiti dei burattini, si presentò il problema di trovare uno spazio dove improvvisare le “nostre rappresentazioni teatrali”, alle quali far partecipare le mie amiche e gli amici dei miei fratelli. Individuammo, quindi, un soppalco, situato sopra il garage della nostra casa di Castiglione di Cervia; questo soppalco, poco più alto di un metro e mezzo, era raggiungibile attraverso una scaletta a chiocciola che saliva dalla cantina. Non vi nascondo che muoversi all’interno di quella postazione non era affatto facile, anche perché dal soffitto scendevano diversi ganci utili a reggere i salumi; ma i bambini, si sa, sanno superare diversi ostacoli pur di divertirsi e…noi lì ci divertivamo proprio un sacco! Con le cassette per contenere l’uva raccolta, che il babbo teneva in cantina, venne eretta una parete ricoperta poi di carta paglia, che lasciava libera una finestra per le rappresentazioni; questa finestra separava il proscenio dalla platea. Non rimaneva, a questo punto, che caratterizzare adeguatamente lo spazio individuato. Fu così che Franca coinvolse Caputo nella decorazione del nostro teatrino: ben presto furono realizzati i ritratti dei personaggi e gli scorci degli ambienti attinenti le recite che sarebbero state rappresentate. Caputo frequentava abitualmente la nostra casa e Franca conosceva il suo “sbuzzo”, cioè la sua capacità nel disegno. Fu quella la prima opera pittorica realizzata da Caputo con l’utilizzo di una scatola di gessi colorati di ottima qualità. Oggi penso che sia stato un peccato non aver fotografato l’opera, perché quella stanzetta, credetemi, era davvero un capolavoro!” Successivamente la signora Franca Cicognani, studentessa presso l’Università, gli portò, da Bologna, la prima scatola di colori ad olio che, a Castiglione o a Cervia, ancora non si trovavano.


Da quel momento in poi Caputo ha usato, prevalentemente, colori ad olio; conservava a lungo e con cura i suoi colori e, anche se vecchi e molto consumati, li custodiva gelosamente. Lavorava, generalmente, appoggiandosi su una sedia, o su improvvisati “tavoli inclinati”. Occasionalmente usava anche gessetti ad olio e pastelli; stendeva il colore su qualunque materiale riuscisse a trovare, usando preferibilmente le dita, ma anche turaccioli, straccetti, raramente pennelli.

Vecchi colori ed improvvisata postazione di lavoro

IL PERIODO PIU’ BUIO

Le vicende che più lo hanno segnato sono state quelle legate alla Seconda Guerra Mondiale: prima l’esperienza del fronte in Albania, poi, a poco più di vent’anni, la deportazione in un campo di lavoro in Germania, dove ha vissuto due anni, dal 1943 all’estate del 1945. Chiunque abbia parlato con Caputo gli ha sentito dire, almeno una volta, queste parole: “Io sono morto in Germania nel 1943”. La scuola elementare (ora primaria) “G. Carducci” di Castiglione di Cervia, nell’anno scolastico 2000/2001, grazie all’impegno degli alunni e di alcune docenti che hanno coordinato il progetto, ha realizzato il libro “Per non dimenticare”. L’insegnante Claudia Palmieri, con determinazione e pazienza, si è relazionata in più occasioni con Caputo, per concordare i suoi interventi a scuola e per registrare e poi trascrivere le conversazioni con gli alunni delle classi quarta e quinta di allora. All’interno del libro, insieme ad altre, infatti, sono raccolte alcune testimonianze di Caputo sulle tristi vicende legate alla guerra: … ho troppe cose da raccontare, ho tanti ricordi che si accavallano…li vedo i miei ricordi…li vedo ancora! Sono ricordi che sono i miei…e li macino. La mia storia è un raccontare col cuore, col fremito, ciò che ho vissuto.
Sulla copertina del libro si vede un disegno realizzato da Caputo proprio per quell’occasione; rappresenta la garitta degli aguzzini e i baraccamenti dei prigionieri.

GLI AFFETTI E L’AMICA DANIELA

Al suo ritorno dalla Germania Caputo si è occupato assiduamente della famiglia d’origine; era molto legato all’anziana madre, ai fratelli e alle sorelle ancora in vita.

Ha vissuto con loro e ha sempre coltivato amicizie, più o meno profonde, con diverse persone del paese; spesso, la sera, andava a veglia a casa dell’uno o dell’altro e, durante gli ultimi anni a Castiglione, quelle stesse persone andavano spesso a fargli visita. E’ sempre stato benvoluto, nonostante il carattere tutt’altro che accomodante, i modi bruschi e schietti e le frecciatine che, più che considerazioni e commenti, erano impietose sentenze. Molti ricordano però anche “il vecchietto” che spazzava le foglie in piazza o, durante le gite, costringeva la comitiva ad un’imprevista attesa perché, puntualmente, si attardava a contemplare le bellezze della natura e dei monumenti, non curandosi minimamente del passare del tempo, né dell’orario da rispettare. Di tanto in tanto si allontanava da Castiglione anche autonomamente, per rivedere i suoi compagni “del tempo di guerra” o per visitare le città d’arte: le chiese, i musei e le mostre catturavano immancabilmente la sua attenzione e suscitavano il suo interesse.
Spesso, durante questi spostamenti, lo accompagnava la carissima amica Daniela, insegnante di lettere che, negli ultimi decenni, Caputo definiva “la badante colta, quella che sa di greco e di latino”. La profonda amicizia con Daniela lo accompagnò per tutta la vita: senza dubbio è la persona che lo ha conosciuto meglio, con la quale Caputo non aveva remore di alcun tipo; d’altra parte, come sa chi lo ha conosciuto, ne aveva ben poche con chiunque! Daniela, con grande affetto e commozione, racconta un simpatico aneddoto: “Un giorno Caputo, come accadeva di frequente, venne a farmi visita e, non trovandomi, per riferirsi al fatto che sia io, sia mia figlia, eravamo spesso fuori casa, lasciò, sul muro del garage, la scritta …e le poiane volano a destra e a manca…, con tanto di disegno degli uccelli in questione. Io, che lo conoscevo a fondo, non disapprovai il gesto, nonostante, con quel nero cupo, avesse decisamente “imbrattato” il muro; lo interpretai, piuttosto, come un’inevitabile ed estemporanea espressione artistica di Caputo, tanto che, con piacere, conservai nel tempo il ricordo delle poiane nel garage. Il mio rammarico è solo quello di non aver fotografato l’opera!”

Daniela e Caputo in casa di amici a Milano Marittima, 15 agosto 1997

LA LUNGA VITA DI CAPUTO

Durante la sua lunga vita Caputo ha svolto anche il mestiere di rammendatore; moltissimi ricordano ancora i suoi “rattoppi”, definendoli addirittura perfetti, in quanto era difficilissimo individuare la parte di tessuto da lui trattata. Nel tempo libero, però, con dedizione costante e passione profonda, tornava sempre ad occuparsi di pittura e di disegno, attività a cui si è dedicato fino a pochi mesi prima della morte.
Non ha mai frequentato l’Accademia di Belle Arti, ma il suo studio è sempre stato pieno, letteralmente e in ogni angolo, di bellissimi atlanti, enciclopedie, volumi vari e riviste di pittura o di pittori famosi . Disegnava e pitturava qualsiasi cosa gli capitasse fra le mani; ancora oggi, un passante attento può scorgere il disegno di una rondine sul muro di un’abitazione situata proprio lungo la via Rondinella, dove Caputo ha abitato per molti anni.

Veduta di uno scorcio dello studio di Caputo

Amico dell’artista cervese Margherita Conventi Amadori, le commissionava la realizzazione di acquasantiere, che poi impreziosiva con i suoi dipinti. Fu amico del ceramista Giacomo Onestini, di cui apprezzava tantissimo le realizzazioni su vasi e altri oggetti d’arredo. Caputo amava pitturare anche su mattonelle di cotto o sui coppi.

Pittura su mattonella di cotto, su pozzo, su coppo e su acquasantiera (clic per ingrandire).

Cresciuto in campagna, i lavori e gli oggetti legati al mondo agreste ispiravano i suoi dipinti. Non riusciva a non dipingere, ad esempio, il coperchio di una bigoncia per vendemmia, oppure oggetti di vita domestica, come la “teggia romagnola”, una teglia, generalmente in terracotta, usata dalle “azdore” per cuocere la piadina. Dipingeva volentieri anche su un piatto qualunque, un sottopentola o un tagliere di legno.

Coloro che lo andavano a trovare “nella sua piccola e bella casetta”, come la definì il professor Gregorio Sacchetti nell’articolo che si legge nel numero dell’aprile 2016 de “Il Romagnolo” (pagine 5448 e 5449), non potevano fare a meno di apprezzare gli angeli pitturati sul muro del pozzo situato nel giardinetto di casa.

Pittura ad olio su bigoncia per vendemmia, su tagliere di legno e su sottopentola (clic per ingrandire).

Per ricordare l’amicizia che lo legava alla signora Rosa di Castiglione, chiese che una sua nipote gli portasse un’asse da bucato, sulla quale dipinse una natura morta con la dedica, ormai sbiadita, “i ricordi non si cancellano”.

Anche i piccoli vassoi per pasticceria erano presi di mira per i suoi “pastrocchi”, o i cartoni, di varie forme e dimensioni, accatastati ovunque, in attesa dell’ispirazione adatta per riempirli.

Il marito di una nipote di Caputo, che intorno agli anni 2005/2006 gestiva un negozio storico di articoli sportivi a Milano Marittima, pensò di abbellire le sportine di carta avana con frasi, aforismi, o simpatici modi di dire, con la soddisfazione dei clienti che, insieme all’articolo acquistato, portavano via anche quanto scritto con bella grafia. L’amica Daniela, poi, fece notare a Caputo che lui avrebbe avuto la capacità di abbellire ulteriormente le sportine, realizzando quelli che poi sarebbero stati, a detta di tutti, dei veri e propri capolavori. Fu così che, intorno al 2008/2009, Caputo iniziò a disegnare e a dipingere direttamente sulle sportine bianche o avana; in genere usava mescolare olio, gessetti e pastelli di vario tipo. In alcuni casi accompagnava queste “opere” con frasi, aforismi, o espressioni “alla Caputo”.

Il lavoro “delle sportine” continuò fino al 2015, con grande soddisfazione dei clienti che, addirittura, chiedevano espressamente di poter acquistare gli articoli a condizione che fossero riposti nelle ormai famose sportine dipinte. Caputo amava molto i mobili in legno, in particolare quelli “della nonna”, di arte povera e consultava, volentieri, riviste di antiquariato. Non sapeva resistere al fascino della parte interna dell’anta di una credenza: per lui sarebbe stato un vero peccato non arricchirla di colori!

Pittura ad olio sulla parte interna dell’anta di una credenza, su tessuto dello
schienale di una vecchia sedia, su un fianco di un vecchio cassetto (clic per ingrandire)

Una vecchia sedia, quasi distrutta, catturava, immancabilmente, la sua attenzione; allora, perché non dipingere sul tessuto dello schienale?

Anche il fianco di un vecchio cassetto, con il tipico “incastro a coda di rondine”, poteva essere la base su cui dipingere.

A chi gli domandasse il motivo per cui amasse così tanto “le cose di un tempo, non alla moda”, Caputo rispondeva: “Pecora! Capire niente…”. Era solito dire: “Ti piace questo quadro? No, quest an te dag (no, questo non te lo do) perché piace troppo a me! E’ una carezza questo quadro!” A chi commentasse: “Ma che bello! L’ha dipinto lei?”, replicava: “Ma io non sono mica un bidone! I miei pasticci…non sono pasticci! Un Caputo sta bene ovunque…non pensare all’arredamento moderno o antico, un Caputo sta sempre bene!”. Aggiungeva, come riportato anche nell’articolo di Letizia Magnani (“Il Resto del Carlino”, domenica 25 marzo 2012): “Io sono un autodidatta, non ho mai venduto i miei quadri, ma tutti ne hanno almeno uno in casa”. Infatti, nonostante una vasta produzione di opere, che conservava gelosamente in ogni angolo della casa, è sempre rimasto estraneo al circuito ufficiale delle mostre. Diversi anni fa ha esposto, comunque, in alcune gallerie, riscuotendo riconoscimenti ufficiali.

Eventi a cui Caputo ha partecipato

  • 4° Concorso di Pittura “La Magione”, patrocinio del comune di Castel San Pietro Terme e dell’Azienda Autonoma di Cura (anno 1975);
  • 7° Edizione Concorso di Pittura – Poesia e Narrativa, organizzata dal Centro Artistico Ferrarese (anno 1975);
  • 1° Concorso Nazionale di Pittura “Il Chiostro” a Rimini;
  • 3° Concorso Nazionale di Pittura e Scultura, 3° Concorso Regionale di Poesia, Rio Eremo in S. Giovanni Bono, Ponte Abbadesse, Cesena (anno 1975);
  • Mostra Nazionale di Pittura “Romolo Comandini”, Comune di Roncofreddo, Ass.ne Turistica Pro Loco “Malatesta” (anno1975);
  • “Centro Artistico Ferrarese”, Galleria Permanente, sala A e B, Ferrara (esposizione ottobre 1975);
  • Premio Nazionale di Pittura città di Forlì;
  • 6° Concorso Interregionale di Pittura Estemporanea “Belfiore Malatesta”, auspice i comuni di Ravenna e Montefiore Conca, patrocinato dal Premio Nazionale di Pittura “Marina di Ravenna” (indetto dalla Pro Loco di Montefiore Conca) anno 1976;
  • XXIV Concorso di Pittura Estemporanea per l’assegnazione del Premio Nazionale “Marina di Ravenna” (anno 1976);
  • 8° Edizione Concorso di Pittura – Poesia e Narrativa, organizzata dal Centro Artistico Ferrarese (anno 1976);
  • 1° Concorso Nazionale di Pittura Lido di Savio (anno 1976);
  • 2° Quadriennale Internazionale di Pittura e Scultura, organizzata dal Centro Artistico Ferrarese (anno 1976);
  • 6° Concorso di Pittura “La Magione”, patrocinio del Comune di Castel San Pietro Terme e dell’Azienda Autonoma di Cura (anno 1977);
  • XXV Concorso di Pittura Estemporanea per l’assegnazione del premio Nazionale “Marina di Ravenna” (anno 1977);
  • mostra collettiva presso la scuola elementare (ora primaria) Giovanni Pascoli di Cervia, durante i mesi estivi, organizzata dalla Società “Amici dell’Arte” di Cervia;
  • 3° Concorso Nazionale di Pittura “Il Chiostro” a Rimini (anno 1977);
  • mostra personale presso la “Casa Umberto Foschi”, già sede del Centro per il dialetto romagnolo, organizzata dall’Associazione Culturale Castiglionese “Umberto Foschi”, con il patrocinio del Comune di Cervia, della Fondazione Casa di Oriani e curata dalla professoressa Elisa Venturi, che, per l’occasione,  ha anche realizzato una scheda d’arte (anno 2012);
  • mostra personale dal titolo “I fiori” presso l’osteria “Il Cantinone” –  Centro Storico di Cervia,  negli anni 2016/2017, allestita dalle amiche Sanja Kocman e Daniela Zanoli.

Eventi postumi 

  • “Mostra personale in ricordo di Augusto Ponti, CAPUTO”, 57 opere (figure, paesaggi e nature morte) presso la Sala Rubicone – Magazzini del Sale di Cervia (RA) dal 5 al 23 gennaio 2022, con il patrocinio del Comune di Cervia e del Comune di Ravenna – Assessorato al Decentramento. La mostra si è avvalsa della collaborazione delle Associazioni Culturali del territorio: “Menocchio” e “Casa delle Aie Cervia” di Cervia, “Francesca Fontana” di Pisignano e “Umberto Foschi” di Castiglione di Ravenna. In occasione della mostra, curata dalla pronipote Giovanna Pirini, è stato realizzato il catalogo “CAPUTO”, stampato nell’anno 2021.
  • Mostra personale “Caputo e i suoi Castiglione” presso le vetrine del “Private Banking” de La Cassa di Ravenna S.p.A. in Piazza del Popolo 30 a Ravenna, dal 22 giugno al 5 luglio 2022, allestita da Lino Venturi e curata da Giovanna Pirini, pronipote dell’artista. 
  • Mostra personale “Caputo …d’estate” presso la Sala Artemedia – Comune di Cervia, sotto i portici di piazza G. Garibaldi a Cervia, dal 20 luglio al 3 agosto 2022. Alla mostra, curata da Giovanna Pirini, è stato concesso il Patrocinio del Comune di Cervia e del Comune di Ravenna – Assessorato al Decentramento. La mostra è stata realizzata in collaborazione con le Associazioni Culturali “Menocchio”, “Officina Musicale Cervese”, “Casa delle Aie Cervia”, “Umberto Foschi”, “Francesca Fontana” e “Gruppo Fotografico Cervese”. 
      
  • Mostra personale “Caputo … d’autunno” presso le vetrine del “Mary’s Flowers Fiori – Piante – Oggettistica” di via Castiglione, 3 a Castiglione di Cervia (RA), dal 23 settembre all’8  novembre 2022, allestita dal titolare Francesco Minardi.
  • Mostra personale “Caputo, emozioni e sentimenti” presso l’Oratorio San Lorenzo a Castiglione di Cervia (RA) dal 3 all’11 dicembre 2022. Alla mostra, curata da Giovanna Pirini, è stato concesso il Patrocinio del Comune di Cervia.  La mostra, voluta dal Consiglio di Zona di Castiglione, è stata realizzata in collaborazione con le Associazioni Culturali “Menocchio”, “Officina Musicale Cervese”, “Casa delle Aie Cervia”, “Umberto Foschi”, “Francesca Fontana” e “Gruppo Fotografico Cervese”.   
  • Mostra personale “I fiori di Caputo” presso l’Oratorio San Lorenzo a Castiglione di Cervia (RA) dal 29 aprile al 7 maggio 2023. Alla mostra, curata da Giovanna Pirini, è stato concesso il Patrocinio del Comune di Cervia. La mostra è stata realizzata in collaborazione con il Consiglio di Zona di Castiglione e le Associazioni Culturali “Menocchio”, “Officina Musicale Cervese”, “Casa delle Aie Cervia”, “Umberto Foschi”, “Francesca Fontana” e “Gruppo Fotografico Cervese”.
  • Esposizione in occasione della serata finale del concorso “Le poesie e i pensieri per le donne, SCRIVILE” (9° edizione del concorso letterario e 2° edizione sezione fotografia), lunedì 15 maggio 2023 presso la sede dell’Associazione Culturale A.P.S. “Francesca Fontana” a Pisignano.
  • Mostra personale “Caputo al Castello” presso Palazzo Grossi (il Castello – Sala del Camino) a Castiglione di Ravenna (RA) sabato 5 agosto 2023, in occasione della serata “Umberto Foschi a Cas-cion ad cua’ e dla’ de’ fion” ideata nell’ambito del progetto “Luoghi d’autore 2023”. Alla serata, organizzata dall’Associazione Culturale Castiglionese “Umberto Foschi”, è stato concesso il Patrocinio del Comune di Cervia e del Comune di Ravenna – Assessorato al Decentramento.  La mostra è stata curata da Giovanna Pirini con la consulenza artistica del prof. Ennio Rossi.   
  • Videoproiezione in notturna di opere di Caputo sulla parete esterna esposta a sud-est di Palazzo Grossi (il Castello) a Castiglione di Ravenna (RA) sabato 5 agosto 2023, in occasione della serata “Umberto Foschi a Cas-cion ad cua’ e dla’ de’ fion” ideata nell’ambito del progetto “Luoghi d’autore 2023”. Alla serata, organizzata dall’Associazione Culturale Castiglionese “Umberto Foschi”, è stato concesso il Patrocinio del Comune di Cervia e del Comune di Ravenna – Assessorato al Decentramento.  La videoproiezione è stata curata da Giovanna Pirini con la consulenza tecnica e artistica del prof. Ennio Rossi. 
  • Mostra personale “Caputo, arte e bellezza” allestita presso la vetrina del centro estetico “BLU PLANET” a Cervia (RA), dal 23 ottobre al 24 novembre 2023.   
  • Pubblicazione calendario artistico “Augusto Ponti CAPUTO 2024” a cura di La Cassa di Ravenna S.p.A.
  • Mostra collettiva (la prima, dopo la scomparsa) “ARTISTI AL CASTELLO” presso Palazzo Grossi (Salone Ingresso e Sala del Camino) a Castiglione di Ravenna (RA) sabato 3 agosto 2024, in occasione della serata “Umberto Foschi a Cas-cion ad cua’ e dla’ de’ fion, tra storia e folclore” ideata nell’ambito del progetto “Luoghi d’autore 2024”. Alla serata, organizzata dall’Associazione Culturale Castiglionese “Umberto Foschi”, è stato concesso il Patrocinio del Comune di Cervia e del Comune di Ravenna – Assessorato al Decentramento.  La mostra è stata curata da Giovanna Pirini, insieme con gli artisti Onorio Bravi, Giovanni Fabbri, Giuliano Giuliani, Vittorio Lelli (Toto) e Alteo Missiroli, con la consulenza artistica del prof. Ennio Rossi.
  • Proiezione interattiva di opere di Caputo (e degli altri artisti coinvolti nella mostra collettiva) sulla parete esterna esposta a sud-est di Palazzo Grossi  a Castiglione di Ravenna (RA) sabato 3 agosto 2024, in occasione della serata “Umberto Foschi a Cas-cion ad cua’ e dla’ de’ fion, tra storia e folclore” ideata nell’ambito del progetto “Luoghi d’autore 2024”. Alla serata, organizzata dall’Associazione Culturale Castiglionese “Umberto Foschi”, è stato concesso il Patrocinio del Comune di Cervia e del Comune di Ravenna – Assessorato al Decentramento.  La proiezione interattiva è stata curata dal prof. Ennio Rossi, con la collaborazione di Giovanna Pirini e la consulenza di Mauro Manzini.    
  • Esposizione “SULLE TRACCE DI UMBERTO FOSCHI” presso le vetrine del “Private Banking” de La Cassa di Ravenna S.p.A., piazza Del Popolo 30 a Ravenna, da mercoledì 2 a martedì 15 ottobre 2024.  L’iniziativa è stata curata dall’Associazione Culturale Castiglionese “Umberto Foschi” e dall’Associazione Culturale “Casa delle Aie Cervia”. 
  • Partecipazione 3° edizione di PIAZZA L’ARTE, presso Largo Caduti, a San Pietro in Vincoli (RA), domenica 6 ottobre 2024. L’iniziativa è stata organizzata dalla Pro Loco Decimana APS, in compartecipazione con http://www.comune.ra.it   
  • Mostra collettiva “Credevano fosse amore”, saletta di via Degli Ariani, 4/A, a Ravenna, dal 23 novembre al 5 dicembre 2024. La mostra è stata organizzata dal gruppo “Una panchina per Elisa”, in collaborazione con il Comune di Ravenna, ed è stata inserita nel calendario della Rassegna contro la violenza sulle donne.